
Un’inchiesta di BR Data mostra quanto contino le rivalutazioni: 56 sostanze attive non hanno superato i controlli. Con il pacchetto Omnibus il meccanismo che le ha escluse dal mercato europeo sarebbe stato molto più debole.
Autorizzare un pesticida una volta per tutte significa scommettere che le conoscenze scientifiche di oggi saranno sufficienti anche domani. Ma i dati raccontano un’altra storia: 54 sostanze attive, inizialmente approvate, non hanno ottenuto il rinnovo perché risultate più pericolose di quanto si ritenesse. Per altre due non è stato possibile escludere un rischio.
È il risultato dell’inchiesta di BR Data, il gruppo di giornalismo dei dati dell’emittente pubblica bavarese Bayerischer Rundfunk, che offre un elemento concreto per valutare la proposta europea di eliminare la scadenza dell’approvazione per gran parte dei pesticidi. Il punto è semplice: che cosa succederebbe se venisse meno l’appuntamento obbligatorio con una nuova verifica della sicurezza?
Il controllo che ha fermato 56 sostanze
L’analisi ha preso in esame 241 sostanze attive convenzionali per le quali, da giugno 2011, era previsto un rinnovo dell’approvazione europea.
BR Data ha incrociato la banca dati europea sui pesticidi con i regolamenti di esecuzione e i rapporti di riesame, escludendo dall’analisi sostanze di base, repellenti e attrattivi. Le 56 sostanze che non hanno superato la procedura rappresentano circa il 23% delle 241 esaminate: quasi una su quattro.
Il significato di questo dato va oltre il numero dei mancati rinnovi. Una prima approvazione non garantisce che una sostanza risulterà accettabile per sempre: possono emergere nuovi studi, cambiare i metodi di valutazione o diventare riconoscibili effetti che in precedenza erano sfuggiti.
La rivalutazione periodica serve proprio a verificare se un’approvazione regge ancora alla prova delle conoscenze più aggiornate.
Il precedente del clorpirifos
L’esempio più noto è il clorpirifos, un insetticida impiegato a lungo contro i parassiti di frutta, ortaggi e cereali. La sua storia dimostra perché gli anni trascorsi sul mercato non possano essere considerati una garanzia di sicurezza.
Nel 2020 l’Unione europea non ne ha rinnovato l’approvazione, dopo che la rivalutazione aveva evidenziato preoccupazioni per la salute, tra cui i possibili danni allo sviluppo cerebrale dei bambini. Una sostanza utilizzata per decenni è stata quindi fermata grazie a un nuovo esame.
È questo il passaggio che rischia di indebolirsi: la possibilità di sottoporre sistematicamente anche molecole già note a domande che, al momento della prima approvazione, non avevano ancora una risposta.
Altre 111 sostanze sono uscite senza arrivare al verdetto
L’inchiesta individua poi un secondo gruppo: 111 sostanze attive per le quali i produttori non hanno chiesto il rinnovo oppure hanno interrotto la procedura prima della decisione.
Non significa che tutte fossero pericolose. Le ragioni possono essere economiche: aggiornare gli studi e sostenere una nuova valutazione costa, e un prodotto poco redditizio può non giustificare l’investimento. Ma possono entrare in gioco anche i requisiti di sicurezza: una delle aziende interpellate da BR ha dichiarato di aver previsto che la propria sostanza non avrebbe superato le condizioni più severe.
La distinzione è essenziale: 56 sostanze non hanno superato il riesame; per altre 111 la procedura non è stata avviata o completata.
Resta però il problema sollevato dall’inchiesta: senza una scadenza, verrebbe meno anche l’obbligo di affrontare quel passaggio. Sostanze analoghe potrebbero continuare a beneficiare di un’approvazione ottenuta con conoscenze e criteri precedenti.
Che cosa cambierebbe con l’Omnibus
La proposta della Commissione europea, presentata nel dicembre 2025 nell’ambito del pacchetto Omnibus X sulla sicurezza di alimenti e mangimi, punta a rendere a tempo indeterminato l’approvazione della maggior parte delle sostanze attive.
Oggi le verifiche periodiche impongono di tornare sul dossier. Nel sistema prospettato dalla Commissione, per gran parte delle sostanze il riesame diventerebbe invece legato all’emergere di nuove preoccupazioni, attraverso gli strumenti previsti dall’articolo 21 del regolamento sui prodotti fitosanitari.
Non scomparirebbe, quindi, ogni possibilità di intervento. Cambierebbe però il meccanismo: dalla verifica obbligatoria a scadenza a una revisione attivata in presenza di segnali d’allarme.
Gli esperti intervistati da BR contestano proprio l’affidabilità di questa alternativa: in passato, osservano, il ricorso all’articolo 21 è stato limitato anche in presenza di indicazioni scientifiche preoccupanti.
L’analisi non permette di stabilire quanti pesticidi pericolosi rimarrebbero sul mercato in futuro. Mostra, però, che il controllo periodico che si vuole eliminare ha già prodotto esclusioni concrete. E non implica un ritorno automatico delle sostanze già vietate: il rischio riguarda il modo in cui saranno controllate quelle approvate.
Il Consiglio propone rinnovi fino a 25 anni
Il testo finale non è ancora deciso. Il 30 settembre 2026 il Consiglio dell’Ue ha adottato una posizione diversa da quella della Commissione: approvazioni senza scadenza per le sostanze a basso rischio e, per le altre, salvo eccezioni, 15 anni alla prima approvazione e 25 anni ai rinnovi successivi.
Per compensare l’allungamento dei termini, il Consiglio propone un esame periodico della letteratura scientifica e dei dati di monitoraggio da parte dell’Efsa. È dunque un’ipotesi diversa dall’eliminazione generalizzata delle scadenze, ma che renderebbe comunque molto più distanti le rivalutazioni complete. La posizione dovrà essere negoziata con il Parlamento europeo.
Semplificare, ma a quale prezzo?
La Commissione difende la riforma sostenendo che l’attuale sistema accumula ritardi e assorbe risorse che potrebbero essere impiegate per valutare più rapidamente sostanze innovative. La riduzione degli oneri amministrativi e dei costi è l’argomento centrale della proposta e anche quello più apprezzato dalla lobby di agrofarma.
I risultati di BR Data impongono però di considerare anche l’altra parte del bilancio. Una procedura può essere onerosa e, allo stesso tempo, necessaria. Se ha consentito di escludere sostanze prima ritenute accettabili, eliminarla o rinviarla di molti anni richiede garanzie altrettanto solide.
Per i consumatori, la domanda decisiva è questa: con le nuove regole, chi assicurerà che un pesticida approvato oggi venga riesaminato tempestivamente quando la scienza avrà qualcosa di nuovo da dire?









