
Uno stabilimento Tefal in Francia è al centro di due azioni legali promosse da cittadini e associazioni che accusano il gruppo Seb di contaminazione da Pfas immessi in ambiente
Uno stabilimento Tefal in Francia è al centro di due azioni legali promosse da cittadini e associazioni che accusano il gruppo Seb (titolare del marchio Tefal) di contaminazione da Pfas immessi in ambiente.
Il 29 settembre, come scrive le Monde che riporta la notizia, è stata presentata un’ingiunzione d’urgenza al Tribunale amministrativo di Grenoble per bloccare le emissioni dello stabilimento Tefal di Rumilly, nell’Alta Savoia. Venerdì 9 ottobre il Gruppo Seb è stato formalmente informato di dover “pianificare la cessazione dell’uso di PFAS nelle proprie attività ” .
Notre Affaire à Tous, Générations Futures e ClientEarth, che hanno presentato la diffida formale, hanno dato all’azienda tre mesi di tempo prima di intraprendere un’azione legale presso il Tribunale di Parigi, per mancato rispetto della legge sull’obbligo di vigilanza, che impone alle grandi aziende di attuare un piano di vigilanza volto a identificare i rischi e prevenire gravi violazioni dei diritti umani, della salute e ambiente.
La petizione per fermare le emissioni
Le associazioni hanno preparato una petizione per chiedere alle autorità di agire in fretta. Anche perché fino ad oggi, ha dichiarato a France 3 Alpes Virgile Benoît, co-presidente di Agir Ensemble pour Rumilly et l’Albanais (Aera), una delle associazioni firmatarie della petizione, “Tutte le nostre richieste sono rimaste senza risposta, tutte le nostre preoccupazioni sono rimaste irrisolte”, “Le emissioni atmosferiche di Pfas sono attuali, considerevoli e incontrollate”, “la popolazione, pertanto, rimarrà esposta, senza misure di protezione, per molti altri mesi”. La petizione, sostenuta anche da Cyclamen e France Nature Environnement 74, è indirizzata al Prefetto dell’Alta Savoia. “Ciò che le associazioni chiedono è un’azione più decisa da parte dell’amministrazione. Bisogna aumentare la pressione su Tefal affinché le cose si muovano più velocemente”, spiega Sébastien Bécue, l’avvocato dei firmatari.
La contaminazione scoperta nel 2022
France 3 Alpes riassume la storia delle proteste e dei dati preoccupanti legati ai Pfas in quel territori. Nel 2022, i residenti scoprirono che la loro acqua potabile era contaminata da Pfoa, una molecola Pfas estremamente persistente nell’ambiente, tossica e cancerogena per l’uomo, ed oggi vietata in Ue. Analisi successive rivelarono che anche le falde acquifere, i laghi e i fiumi erano contaminati dalla stessa sostanza.
Nel gennaio 2025, il programma investigativo “Complément d’enquête” di France 2 rivelò come lo smaltimento in discarica di rifiuti contaminati da Pfas da parte di Tefal potesse aver contribuito, almeno in parte, all’inquinamento diffuso che ha colpito Rumilly. L’azienda, che ha utilizzato il Pfoa nel rivestimento antiaderente delle sue pentole fino al 2012, ha sempre sostenuto che la fabbrica non può essere ritenuta l’unica responsabile dell’inquinamento storico di Rumilly.
Nel novembre 2025, le analisi sulla qualità dell’aria richieste dalle agenzie governative hanno rivelato la presenza di Pfas nelle emissioni atmosferiche provenienti dallo stabilimento Tefal. La prefettura, con un decreto del 29 aprile 2026, ha giudicato i livelli “molto elevati sulla base dei risultati iniziali”, imponendo all’azienda di ridurre le emissioni e intensificare il monitoraggio delle stesse.
Pfas in quasi tutti gli scarichi monitorati
Un rapporto dell’ispettorato ambientale francese del 31 marzo 2026, consultato da France 3 Alpes, denuncia emissioni diffuse di Pfas nello stabilimento Tefal di Rumilly, in Alta Savoia. Le sostanze sono state rilevate in quasi tutti gli scarichi monitorati, compresi il Pfoa e il Gen-X, un suo sostituto, nonostante l’azienda avesse sostenuto che non venissero emessi o non potessero formarsi nei processi termici. In uno dei forni è stata misurata una concentrazione cumulativa di PFAS pari a 2.066 ng/Nm³, otto volte superiore al valore massimo finora rilevato negli inceneritori della regione.
Chiesti nuovi controlli e analisi del sangue
Le associazioni locali chiedono di accelerare gli interventi per ridurre o eliminare le emissioni, previsti dalla prefettura entro marzo 2027, e di avviare nuovi studi ambientali e sanitari, compresi prelievi di sangue sulla popolazione. Le analisi raccolte finora mostrano livelli di esposizione preoccupanti: in un caso, la concentrazione di Pfoa nel sangue è risultata 22 volte superiore alla media francese rilevata dallo studio Esteban del 2019.
L’azienda afferma di rispettare le normative francesi ed europee e chiede che l’inquinamento venga valutato sulla base di prove scientifiche solide, considerando tutte le possibili fonti.







