
Una ricerca condotta su oltre 100mila pazienti in 670 ospedali coreani dimostra che solo pochi esami richiedono realmente il digiuno. Per la maggior parte dei parametri i risultati sono identici, a prescindere dall’ultimo pasto
Quante volte ci siamo presentati al laboratorio la mattina presto, a stomaco vuoto da otto ore o più, per fare le analisi del sangue di routine? Ebbene, secondo uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine e condotto presso la University of Ulsan College of Medicine di Seul, quella regola universale del digiuno pre-analisi è in gran parte infondata. Per la stragrande maggioranza degli esami, mangiare nelle ore precedenti al prelievo non cambia nulla.
Lo studio
Il team di ricerca ha analizzato milioni di risultati di analisi del sangue effettuate su 101.148 adulti provenienti da 670 ospedali della Corea del Sud. I pazienti sono stati suddivisi in tre categorie in base al tempo trascorso dall’ultimo pasto: meno di 8 ore, tra 8 e 12 ore, e oltre 12 ore. L’obiettivo era stabilire se la durata del digiuno influisse concretamente sull’accuratezza dei risultati. La risposta, per la quasi totalità dei 121 test di laboratorio di routine analizzati, è no.
Cosa cambia e cosa no
Solo pochi parametri mostrano variazioni rilevanti in assenza di un digiuno adeguato. Con un digiuno inferiore alle 8 ore, i livelli di glucosio nel sangue risultavano più alti del 10,8%, i trigliceridi del 20,1% e la lipasi (un enzima digestivo pancreatico) del 36,4%. Valori che, in assenza di digiuno, potrebbero portare a interpretazioni errate.
Per tutto il resto, la durata del digiuno non fa differenza. Emocromo, marcatori della funzionalità renale, elettroliti e la maggior parte degli enzimi epatici forniscono risultati identici sia che il paziente abbia mangiato poche ore prima sia che sia a digiuno da tutta la notte.
Ancora più significativo un secondo risultato: prolungare il digiuno oltre le 12 ore non migliora l’accuratezza di nessun esame rispetto a un digiuno di 8-12 ore. In altre parole, stare a stomaco vuoto per 14 o 16 ore non serve a nulla, se non a causare disagio inutile al paziente.
La proposta dei ricercatori
Sulla base di questi risultati, il team propone di abbandonare la regola del digiuno universale e sostituirla con requisiti specifici per i singoli esami. Il digiuno resterebbe obbligatorio solo per glucosio, trigliceridi e lipasi, ovvero i parametri per cui la variazione è clinicamente significativa. Per tutti gli altri, i pazienti potrebbero presentarsi al prelievo senza restrizioni alimentari, con un evidente beneficio pratico soprattutto per anziani, diabetici e chiunque abbia difficoltà a gestire lunghe ore senza mangiare.
La prassi del digiuno universale, ricordano i ricercatori, era nata come raccomandazione specifica per i test su glucosio e lipidi, ma nel tempo era diventata routine per quasi tutti gli esami del sangue, senza che questa estensione fosse mai stata validata scientificamente.








