Pane, NaturaSì chiede 20 centesimi in più per sostenere chi coltiva

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La catena del biologico aumenta il prezzo del pane per migliorare la remunerazione degli agricoltori. Previsti rendiconti trimestrali e un conguaglio a carico dell’azienda se i contributi raccolti non raggiungeranno l’obiettivo economico fissato.

Venti centesimi in più per ogni chilo di pane, con l’obiettivo di pagare meglio il grano agli agricoltori. È la proposta di NaturaSì, che lancia la campagna “20 centesimi oggi per avere pane anche domani”, presentata l’8 ottobre a Milano. L’iniziativa parte da un problema concreto: prezzi della materia prima che, secondo la catena del biologico, non consentono più di coprire adeguatamente i costi di coltivazione.

Per chi acquista, l’aumento significa 2 centesimi al giorno consumando un etto di pane, circa 60 centesimi in un mese. Ma per valutare l’operazione, oltre all’entità del rincaro, contano la destinazione delle somme, il meccanismo di distribuzione e i tempi entro cui i produttori riceveranno il denaro.

Il grano pagato poco e la produzione che arretra

Secondo le quotazioni riportate da NaturaSì, lo scorso agosto alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico valeva 33 centesimi al chilo, quello convenzionale appena 22. Livelli che NaturaSì indica come insufficienti a rendere sostenibile il lavoro nei campi.

Il quadro della cerealicoltura italiana riportato dall’azienda mostra anche un arretramento produttivo. Tra il 2006 e il 2025 la produzione di frumento tenero è diminuita del 21,4%, mentre quella di frumento duro è scesa del 9,3%. Nel 2025 le importazioni di frumento avrebbero raggiunto 97 milioni di quintali, a fronte di una produzione nazionale di circa 59,5 milioni.

Sono numeri che richiamano il problema della capacità produttiva del paese e della dipendenza dalle forniture estere. Il rischio denunciato dalla catena è che una remunerazione inadeguata spinga altri agricoltori ad abbandonare la coltivazione, indebolendo ulteriormente la filiera.

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Come funziona l’aumento

NaturaSì dichiara di riconoscere già ai propri agricoltori un prezzo superiore alle quotazioni di borsa: da 7 a 12 centesimi in più al chilo per il grano tenero e duro, da 4 a 7 centesimi per il farro. Questa maggiorazione riguarda anche la produzione destinata a pasta, farine e biscotti.

La nuova campagna interviene invece sul prezzo al pubblico del solo pane: pasta, farine, pizze e biscotti manterranno lo stesso prezzo, secondo quanto annunciato dall’azienda.

Occorre distinguere i due passaggi: i 20 centesimi aggiuntivi richiesti al cliente si applicano a un chilo di pane; l’obiettivo per l’agricoltore riguarda un chilo di grano. Sommando il contributo dei consumatori alla maggiorazione già riconosciuta dalla catena, NaturaSì punta a garantire ai produttori 20 centesimi in più per ogni chilo di grano rispetto al listino della Borsa di Bologna del 27 agosto 2026.

Prendendo come riferimento i 33 centesimi del grano tenero biologico citati nel comunicato, arrivare a 53 centesimi significa aumentare la remunerazione di circa il 60%. Non si tratta, dunque, di un aumento del 60% del prezzo del pane.

Rendiconti ogni tre mesi, pagamento entro novembre 2027

Sul fronte della trasparenza, NaturaSì annuncia una rendicontazione trimestrale dei contributi raccolti, calcolati sui volumi di pane effettivamente venduti e registrati dalla propria centrale.

Se le somme, unite a quanto l’azienda già riconosce in più agli agricoltori, non bastassero a raggiungere l’obiettivo, NaturaSì si impegna a coprire la differenza. Se invece venisse raccolto più del necessario, l’eccedenza sarà distribuita alle aziende agricole biodinamiche “ad organismo chiuso” della filiera, in proporzione ai quantitativi di grano venduti alla catena nel 2026.

Un elemento da tenere presente è la scadenza: il comunicato prevede che il totale venga suddiviso ed erogato entro il 15 novembre 2027, sulla base dei chilogrammi di grano venduti a NaturaSì durante il 2026. Dell’avvenuto accredito sarà data comunicazione attraverso il sito e la newsletter.

La verifica dell’effettivo trasferimento delle somme ai produttori passerà quindi dai rendiconti e dalla successiva comunicazione dei pagamenti.

Il giusto prezzo riguarda tutta la filiera

“Consumatori e distributori consapevoli, insieme, debbano sostenere il lavoro agricolo e remunerarlo in modo adeguato”, sostiene Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, che presenta l’iniziativa come un primo passo sul tema del giusto prezzo.

Alla presentazione, Fabio Del Bravo di Ismea ha richiamato anche il ricambio generazionale: secondo quanto riportato nel comunicato, nel biologico la quota di aziende guidate da persone con meno di 41 anni è più che doppia rispetto alla media agricola.

Per i consumatori, la proposta mette sul tavolo una questione che va oltre il piccolo rincaro: quanto del prezzo pagato per il cibo arriva a chi lo produce? In questo caso l’azienda indica un obiettivo economico, una scadenza e un impegno a integrare le risorse mancanti. Saranno i risultati della rendicontazione a mostrare come questi impegni si tradurranno in un sostegno concreto agli agricoltori.