Legge 104, da gennaio cambia tutto: arriva il certificato unico e la valutazione Inps

Dal 1° gennaio entra in vigore la riforma della disabilità e cambiano le regole per chi deve richiedere il riconoscimento della legge 104. Le principali novità riguardano soprattutto la valutazione, che passa all’Inps, e la certificazione (arriva un certificato unico). Ecco cosa devono sapere famiglie e caregiver

Il Salvagente ha pubblicato una esauriente guida su legge 104, disabilità e invalidità. La trovate nel nostro negozio digitale

Dal 1° gennaio 2027 la riforma della disabilità entra nella sua fase di piena applicazione su tutto il territorio nazionale. E per milioni di persone che oggi usufruiscono della Legge 104, il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui viene accertata e descritta la condizione di disabilità. L’obiettivo della riforma è quello di spostare il baricentro dalla malattia al funzionamento della persona, considerando il ruolo dell’ambiente, delle barriere e dei sostegni.
Cosa succede a chi ha già un riconoscimento? I diritti acquisiti non vengono cancellati. Restano salve le prestazioni, i servizi, le agevolazioni e i trasferimenti monetari già erogati o dei quali sia stata accertata la spettanza entro il 31 dicembre 2026. In particolare, chi avrà un verbale valido a quella data non dovrà sottoporsi a una nuova visita semplicemente perché entra in vigore la riforma.
Lo scorso dicembre il Salvagente ha pubblicato una Guida che fa il punto sulle principali novità

Cosa cambia da gennaio 2027?

La riforma, è entrata in vigore il 30 giugno 2024, ma le nuove procedure sono state introdotte progressivamente attraverso una fase di sperimentazione. Dal 1° gennaio 2027 il nuovo sistema sarà esteso a tutto il territorio nazionale.
A fare il punto sulle novità è ANFFAS, l’Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, che ha elaborato una guida pratica sulla riforma introdotta dal decreto legislativo 62/2024, attuativo della legge delega 227/2021. Ecco cosa cambia e cosa devono sapere persone con disabilità e famiglie.

Il nuovo sistema recepisce l’impostazione della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. L’attenzione non è più concentrata soltanto sulla menomazione o sulla patologia, ma sul rapporto tra la condizione della persona e le barriere presenti nei diversi contesti di vita.

Anche il linguaggio cambia: il riferimento diventa la “persona con disabilità”, mentre vengono superate espressioni come “persona handicappata”, “portatore di handicap” o “diversamente abile”.
La riforma modifica anche la terminologia utilizzata per descrivere il livello di sostegno necessario. Non si parlerà più di “handicap grave” e “non grave”, ma di necessità di sostegno e di sostegno intensivo.
Le nuove categorie prendono in considerazione il livello di supporto necessario alla persona nei diversi ambiti della vita. Ma il cambio di terminologia non significa che scompaiano i benefici collegati all’articolo 3, comma 3, della legge 104: il presupposto per le prestazioni e le agevolazioni, compresi i permessi lavorativi retribuiti, resta sostanzialmente invariato.

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Una delle novità più importanti riguarda la valutazione di base che sarà affidata all’Inps e sostituirà il precedente sistema di accertamento della condizione di handicap, mantenendo i benefici collegati. La valutazione sarà più ampia e potrà comprendere gli accertamenti relativi, tra gli altri, a invalidità civile, cecità, sordità, sordocecità, inclusione scolastica e lavorativa, assistenza sanitaria e riabilitativa e alcune forme di non autosufficienza.

Una nuova classificazione delle malattie e il questionario WHODAS

Il nuovo sistema utilizzerà due classificazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità: ICD (Classificazione Internazionale delle malattie) e ICF (Classificazione Internazionale del funzionamento). L’ICD serve a classificare le malattie, mentre l’ICF consente di descrivere il funzionamento globale della persona, considerando attività, partecipazione e contesto.
È un cambio di prospettiva importante: la valutazione non dovrebbe quindi fermarsi alla domanda “quale patologia ha la persona?”, ma considerare anche che cosa riesce concretamente a fare, quali ostacoli incontra e di quali sostegni ha bisogno.

All’interno del nuovo percorso assume rilievo anche il WHODAS, uno strumento che contribuisce a valutare il funzionamento e le difficoltà della persona nei diversi ambiti della vita. Il questionario viene utilizzato, con gli aggiornamenti previsti, ad eccezione dei minori. Il suo obiettivo è integrare la valutazione sanitaria con informazioni relative alla vita quotidiana e alla partecipazione della persona.
Per le famiglie è quindi importante arrivare alla nuova valutazione conoscendo il funzionamento concreto della persona, le difficoltà che incontra e il tipo di supporto necessario.

Come si presenta la domanda?

Cambia anche l’avvio della procedura. Con il nuovo sistema il procedimento parte dalla trasmissione telematica all’Inps del certificato medico introduttivo. Non sarà quindi più necessario il precedente passaggio della domanda amministrativa separata per perfezionare la richiesta.
Nel certificato devono essere riportati, tra gli altri elementi, dati anagrafici, documentazione diagnostica, informazioni anamnestiche, trattamenti effettuati, diagnosi codificata secondo l’ICD, decorso e prognosi delle patologie.
La valutazione sarà effettuata dalle Unità di valutazione di base (UVB). La commissione comprenderà medici nominati dall’Inps, un professionista sanitario rappresentante delle associazioni di categoria e una figura dell’area psicologica o sociale. La presidenza spetterà a un medico dell’Inps specializzato in medicina legale o, nei casi previsti, a un altro medico con specifica esperienza.

Addio al vecchio verbale: arriva un certificato unico

Al termine della procedura non ci sarà più il precedente verbale, ma un certificato che attesta la condizione di disabilità. Di norma il certificato avrà valore illimitato, salvo i casi nei quali sia prevista la rivedibilità.
Anche i tempi della procedura vengono stabiliti dalla riforma: 90 giorni come termine ordinario, 30 giorni per i minori e 15 giorni per le persone con patologie oncologiche.

Una volta riconosciuta la condizione di disabilità, la persona deve essere informata della possibilità di chiedere l’attivazione di una valutazione multidimensionale finalizzata alla costruzione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
L’obiettivo è mettere insieme i diversi sostegni necessari alla persona, tenendo conto dei suoi bisogni, desideri e obiettivi e dei contesti nei quali vive.
In altre parole, il riconoscimento della disabilità dovrebbe diventare il punto di partenza per costruire un sistema di supporto personalizzato, non soltanto un accertamento medico.

Che cos’è l’accomodamento ragionevole?

La riforma introduce inoltre nella legge 104 la disciplina dell’accomodamento ragionevole. Si tratta di modifiche o adattamenti necessari e appropriati per consentire alla persona con disabilità di esercitare effettivamente i propri diritti e libertà su base di uguaglianza con gli altri, quando le misure ordinarie non sono sufficienti.
L’accomodamento deve essere proporzionato e non comportare un onere eccessivo per chi è tenuto a realizzarlo. Non sostituisce, però, il diritto alle prestazioni, ai servizi e ai sostegni previsti dalla normativa.

Cosa deve ricordare una famiglia

Ho già un verbale 104 valido: l’entrata in vigore della riforma non comporta automaticamente una nuova visita.

Devo chiedere per la prima volta il riconoscimento: dal nuovo sistema la procedura partirà dal certificato medico introduttivo trasmesso telematicamente all’Inps.

Ho già un riconoscimento di disabilità: il nuovo linguaggio e le nuove categorie non significano automaticamente la perdita delle agevolazioni già riconosciute.

Devo affrontare una nuova valutazione: sarà importante fornire informazioni non soltanto sulla diagnosi, ma anche sulle difficoltà concrete nella vita quotidiana, sulle barriere incontrate e sui sostegni necessari.

Ho bisogno di più interventi coordinati: la riforma introduce il progetto di vita, che dovrebbe consentire di collegare i diversi sostegni sulla base delle esigenze e degli obiettivi della persona.