Pollo, sempre più nuggets e polpette: come si maschera la scarsa qualità

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La rivista francese dei consumatori 60 Millions de Consommateurs racconta suo posto proliferano polpette, nugget e preparati marinati ricchi di additivi. E la materia prima, spesso, è carne con gravi difetti muscolari che non potrebbe essere venduta fresca

La rivista francese dei consumatori 60 Millions de Consommateurs racconta suo posto proliferano polpette, nugget e preparati marinati ricchi di additivi. E la materia prima, spesso, è carne con gravi difetti muscolari che non potrebbe essere venduta fresca.

Nel 2000, un pollo su due consumato in Francia era intero. Nel 2025 quella quota è crollata al 15%. Lo rivela un’inchiesta di 60 Millions de Consommateurs, la principale rivista francese dei consumatori, che ricostruisce la trasformazione silenziosa di uno dei prodotti più consumati sulle tavole europee. Al posto del pollo intero, nei banconi dei supermercati ha preso piede una proliferazione di pollo a pezzi e pollo “preparato”, termine del settore per indicare qualsiasi prodotto impanato, marinato, ripieno, affumicato, sminuzzato o aromatizzato. La loro quota di mercato ha più che raddoppiato dal 1998, raggiungendo oggi oltre il 34% del consumo totale, secondo FranceAgriMer. Una tendenza che nasconde un problema di cui si parla poco: spesso la materia prima è carne con gravi difetti muscolari, che non potrebbe essere venduta allo stato fresco.

Il “pollo Shein”: grandi volumi, marketing sui social, ingredienti discutibili

L’ultimo esempio di questa proliferazione è firmato Maître CoQ: i “Pep’s”, polpette di filetto di pollo impanate e ripiene, lanciate nel reparto snack con tre influencer ingaggiati per promuoverle sui social e un target dichiarato di giovani tra i 20 e i 34 anni. “Vogliamo creare un nuovo gesto di consumo”, spiega Rajaa Sevestre, responsabile marketing del marchio.

L’elenco degli ingredienti racconta una storia diversa da quella dello snack sano e pratico. La versione “burger” contiene amidi modificati, un esaltatore di sapidità, un sale fondente per emulsionare il cheddar, un agente colorante, tre tipi di zuccheri, aromi aggiunti e carragenina, un agente gelificante considerato controverso dagli esperti di nutrizione.

Il think tank Agridées parla di una “frenetica proliferazione di offerte di marketing rivolte ai consumatori”. È quello che 60 Millions de Consommateurs definisce il pollo Shein o Temu: grandi volumi di prodotti altamente lavorati, costante rinnovamento delle linee, marketing mirato ai social media. Tutto costruito attorno al cosiddetto “pollo turbo”, ovvero polli allevati con metodi intensivi che sviluppano frequentemente gravi difetti muscolari.

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La carne danneggiata che sparisce sotto l’impanatura

Ma il problema più grave non è negli additivi. È nella materia prima. Questi prodotti utilizzano spesso carne con difetti muscolari gravi, tra cui la miopatia “wooden breast”, che rende le carni dure e fibrose. Carne che non può essere venduta fresca, ma che impanata e condita passa inosservata.

I ricercatori di Inrae e Anses, citati dalla rivista francese, lo affermano senza mezzi termini: “La degradazione del tessuto muscolare rende necessario l’utilizzo di questa carne imperfetta nei piatti preparati.” Il professor Petracci aggiunge: “Quando è disponibile carne di qualità inferiore, la si può utilizzare, ad esempio, per fare le polpette. Mescolando carne normale con carne di qualità inferiore, si può ottenere un prodotto finito con proprietà organolettiche molto simili a quelle di un prodotto a base di carne normale.”

Le tecniche per mascherare i difetti sono documentate nella letteratura scientifica. Una revisione pubblicata nel 2025 sulla rivista Avian Pathology descrive il “tumbling”, un processo di impastamento della carne con una marinata contenente sali di fosfato per migliorarne succosità e tenerezza. Una revisione del 2019 fornisce istruzioni dirette ai produttori: incorporare i filetti più danneggiati in nugget e salsicce, macinandoli finemente. Negli Stati Uniti, il colosso del pollo Perdue Farms ha persino commissionato test di assaggio per misurare quanta carne dura potesse inserire nei suoi nugget senza che i clienti se ne accorgessero.

In Francia, segnala 60 Millions de Consommateurs, nessun produttore si è espresso sull’argomento. E non esiste alcun obbligo di indicarlo in etichetta. In Italia la situazione non è diversa.