Giornata degli animali, le associazioni: “Fare come la Danimarca, stop ai nuovi allevamenti intensivi”

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Greenpeace, Wwf, Lipu, Slow Food e Isde tornano a chiedere l’approvazione della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, ferma alla Camera da oltre due anni. Intanto l’Italia rischia il deferimento alla Corte di Giustizia Ue per la Direttiva nitrati

Nella Giornata mondiale degli animali, cinque grandi associazioni ambientaliste e sanitarie, Greenpeace Italia, Wwf Italia, Lipu-BirdLife Italia, Isde, Terra! e Slow Food Italia, rilanciano il loro appello al governo e al parlamento: serve una legge che limiti gli impatti degli allevamenti intensivi e avvii una transizione agroecologica della zootecnia italiana. Il modello a cui guardare è quello danese, che ha appena approvato una moratoria di 12 mesi sull’espansione e la creazione di nuovi allevamenti intensivi di suini.

La Danimarca come esempio

La decisione danese non è arrivata dal nulla: è il risultato della mobilitazione delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste contro l’inquinamento delle falde acquifere e le violazioni del benessere animale. Il governo di Copenaghen ha risposto con una riforma che ha ridisegnato le regole del settore, attribuito più potere a comunità e territori e persino sostituito il Ministero dell’Agricoltura con uno dedicato alla Natura e al Benessere animale.

“Mentre la Danimarca compie un passo in avanti approvando una moratoria che pone un freno all’espansione e alla creazione di nuovi allevamenti intensivi, il Parlamento italiano continua a ignorare la nostra proposta di legge, ferma da oltre due anni alla Camera, senza avviare una discussione sulla transizione del comparto zootecnico verso un modello agroecologico a beneficio di salute, territorio e ambiente”, commentano le associazioni proponenti.

I numeri dell’allevamento intensivo in Italia

L’Italia alleva ogni anno 8,5 milioni di suini, 5,4 milioni di bovini e oltre 500 milioni di avicoli. Gli allevamenti intensivi sono responsabili di oltre due terzi delle emissioni di ammoniaca nel paese e rappresentano la seconda causa di formazione di polveri fini, che ogni anno provocano decine di migliaia di morti premature.

La concentrazione è massima in Pianura Padana: la sola Lombardia detiene il 48% dei suini e il 26% dei bovini nazionali, con il 40% dei Comuni in zone vulnerabili ai nitrati oltre i limiti consentiti. Non a caso l’Italia è sotto procedura d’infrazione Ue per il mancato rispetto della Direttiva nitrati e rischia il deferimento alla Corte di Giustizia europea. A questo si aggiungono recenti contestazioni da Bruxelles per la mancata notifica delle norme sulle emissioni industriali degli allevamenti.

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Il costo pubblico delle emergenze sanitarie

Il modello intensivo non pesa solo sull’ambiente. Spinge alla chiusura gli allevamenti di piccola dimensione e costringe lo Stato a tamponare periodicamente le emergenze sanitarie con fondi pubblici: gli oltre 73 milioni di euro appena stanziati dall’Ue per indennizzare gli allevatori italiani colpiti da peste suina e influenza aviaria ne sono l’esempio più recente.

La proposta di legge che aspetta risposta

Nel marzo 2024 le associazioni hanno depositato a Montecitorio la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi” (Pdl 1760), sostenuta da 23 parlamentari di cinque forze politiche e decine di realtà sociali. Il testo punta a valorizzare le piccole aziende, avviare la transizione ecologica delle medie e grandi con un piano di riconversione finanziato e introdurre una moratoria sui nuovi impianti. È ancora in attesa di discussione in Commissione Agricoltura.

“Chiediamo un blocco immediato all’espansione del sistema intensivo per sostenere chi vuole cambiare modello e chi già adotta buone pratiche, e per dare strumenti concreti ai Comuni nel difendere salute pubblica e territorio: non c’è più tempo da perdere”, concludono le associazioni.