Ma un vero extravergine può costare 4 euro?

Extravergine di nome ma non di fatto. Le analisi condotte dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e pubblicate dal Test, in edicola sabato 23 maggio, non sono passate di certo inosservate. E non poteva essere altrimenti dati i risultati: ben 9 bottiglie sulle 20 controllate dal mensile che ha ereditato la preziosa esperienza del Salvagente, sono state declassate dal Comitato di assaggio a semplici “oli di oliva vergine”. E non solo. La lunga classifica stilata dopo le prove chimiche (perossidi, acidità, alchilesteri) e organolettiche, mostrano differenze anche molto nette tra quanto i consumatori trovano sugli scaffali dei supermercati italiani, convinti – dal fatto che tutte vengano definite semplicemente come extravergini – che contengano la stessa qualità di olio.

PREZZI IMPROBABILI

Così non è e l’inchiesta del Test apre anche un’aspra polemica sui prezzi e sulla politica commerciale di molti big della produzione, spesso stranieri. Esplicita la denuncia del presidente dell’Assoproli di Bari: “C’è una forte concorrenza sleale sul mercato, con oli extravergine di oliva spacciati per tali ma che non lo sono, specie da grandi marchi presenti nella Gdo”. In gioco la politica dei prezzi, secondo chi fa olio italiano, troppo bassi per remunerare chi davvero usa solo olive tricolori.

IL COSTO VERO

Abituati a trovare sugli scaffali extravergini a 4-5 euro o meno, quasi sempre miscele di oli comunitari o extracomunitari venduti in offerta, rischiamo di perdere i termini di paragone e di non capire quanto può costare un litro olio di qualità ottenuto interamente con olive italiane. “Al supermercato per un litro di 100% italiano, il prezzo pieno non può scendere quest’anno sotto gli 8 euro”, spiega Alberto Grimelli, agronomo e giornalista, direttore responsabile di Teatronaturale.it, un portale di riferimento per gli appassionati di olio e per gli esperti del settore, che per il Test ha ricostruito i costi di filiera di un olio extravergine 100% italiano frutto della campagna olearia 2014-2015.

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DAL CAMPO ALLO SCAFFALE

Al campo un chilo di olio è stato pagato, mediamente, 5,07 euro. L’industria olearia all’ingrosso l’ha poi trovato a 5,80 euro. Lungo la filiera, considerando anche la conversione della quotazione da chilo a litro, il nostro olio interamente tricolore è stato imbottigliato, stoccato, trasportato e il costo totale all’azienda, compresi i costi amministrativi e di marketing, è arrivato a pesare 5,99 euro al litro. Se poi ci aggiungiamo il margine di profitto (mediamente il 6%) dell’industria olearia e poi quello del supermercato (in media l’11%) arriviamo a un prezzo pieno a scaffale di 8,03 euro.

BORDER LINE

E allora, al di là delle promozioni, cosa portiamo in tavola quando una miscela di extravergine ha un prezzo pieno di partenza di 4-5 euro? “Io li definisco prodotti border line  – conclude Grimelli – prodotti che magari rispettano al limite tutti i parametri chimici previsti dalla legge ma che di sicuro non sono di qualità”. Insomma con un piede dentro e uno – molto probabilmente – fuori.