Diritto di famiglia – Domande e risposte

1) L’assegno di divorzio erogato dal marito, spetta alla ex moglie che convive con un altro uomo

Con la sentenza n. 6855 depositata il 3 aprile scorso, la Cassazione ha stabilito che non è più dovuto l’assegno alla ex coniuge che si rifà una vita con un altro uomo. Così la Suprema Corte pone fine alla scappatoia  di non risposarsi per non perdere il sostegno economico valutato in caso di inadeguatezza dei mezzi, secondo il tenore di vita goduto durante il matrimonio. Per la Cassazione, quindi, anche senza nuovo matrimonio, l’ex coniuge che inizia una convivenza non ha più diritto al mantenimento, che peraltro non rinasce neanche  nel caso in cui la convivenza dovesse cessare.

2) Cos’è l’addebito nella separazione coniugale?

Nella separazione giudiziale uno dei coniugi può chiedere al giudice la cosiddetta separazione con addebito (un tempo detta anche per colpa) nei confronti dell’altro coniuge che abbia violato uno dei fondamentali doveri coniugali quali: l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione, oltre all’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia. Per ottenere la pronuncia di addebito è però necessario che il giudice accerti il nesso di causalità e cioè che la condotta contraria ai doveri coniugali sia stata causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

3) La maggior causa dell’addebito è il tradimento?

Il tradimento è sicuramente la richiesta di addebito più gettonata. Ma la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che non basta l’infedeltà in sè, occorre verificare se questa sia stata la causa della crisi di coppia o se invece sia stata la conseguenza di una crisi preesistente. Inoltre, l’addebito potrà essere riconosciuto nel caso in cui il coniuge fedifrago abbia tradito adottando comportamenti che ledono l’immagine sociale, professionale, personale dell’altro coniuge, o anche della prole.

4) Quali conseguenze comporta la dichiarazione di addebito?

Il coniuge cui viene addebitata la separazione perde il diritto all’assegno di mantenimento, conservando solo il diritto agli alimenti se ne sussistono i presupposti.  Perde anche i diritti successori nei confronti dell’altro coniuge. Tuttavia la moglie cui è stata addebitata la separazione, se godeva degli alimenti legali a carico del marito defunto, avrà diritto ad un assegno vitalizio della stessa misura, da porsi a carico dell’eredità.  Al contrario, il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato gode degli stessi diritti successori del coniuge non separato.

5) Chi è l’amministratore di sostegno?

E’ una figura introdotta dalla legge n. 6/2004 e divenuta molto importante, spesso necessaria, nella nostra attuale società: è la persona nominata dal Giudice Tutelare per assistere, sostenere, rappresentare chi, per effetto di una menomazione fisica o psichica, si trovi nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere in tutto o in parte al compimento delle funzioni della vita quotidiana.

6) Quali sono le persone che possono chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno?

Sono:
1) il beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato;
2) i familiari entro il 4° grado: genitori, figli, fratelli o sorelle, nonni, zii, prozii, nipoti e cugini;
3) gli affini entro il 2°grado: cognati, suoceri, generi, nuore;
4) il Pm;
5) il tutore o curatore.

7) In che modo avviene la scelta del soggetto che dovrà ricoprire la funzione di amministratore di sostegno?

L’amministratore di sostegno deve essere scelto con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario. Può essere designato anche dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. In mancanza, ovvero in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può designare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso. Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, se possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

8) Il genitore superstite può designare l’amministratore di sostegno al figlio?

Sì, può farlo affidando la disposizione ad un testamento olografo, pubblico, segreto o ad un atto pubblico o ad una scrittura privata autenticata.