Mal di testa, il “vaccino” c’è già (ma in pochi lo conoscono)

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La cefalea è una patologia che colpisce il 46% della popolazione che si può curare e prevenire ma l’informazione raramente arriva a chi ne soffre. Ne parliamo nel nuovo numero in edicola o in digitale del Salvagente con un approfondimento sui metodi per contrastare il mal di testa.

Chi soffre di questo fastidioso disturbo si trova in genere ad affrontare due ostacoli: uno è l’abitudine al fai-da-te per cui normalmente si sottovaluta il mal di testa e si ricorre ai farmaci da banco, magari a seguito di una pubblicità televisiva, spesso cronicizzando la malattia; l’altro è lo scarso collegamento tra i medici di base e gli specialisti, per cui diversi camici bianchi non indirizzano al neurologo i propri pazienti.

Lo scudo antiemicranico

Superare questi ostacoli ci porterebbe a scoprire che con un’iniezione ogni 2/3 mesi presso un Centro cefalee il mal di testa scompare per tutto quel periodo. Lo chiamano “vaccino” per il mal di testa, questo scudo antiemicranico permanente, ma si tratta di un anticorpo monoclonale creato in laboratorio per bloccare il Cgrp (Calcitonine Gene Related Peptide – peptide correlato al gene della calcitonina), uno dei più potenti vasodilatatori endogeni con recettori posti soprattutto in aree cerebrali importanti per gli impulsi dolorifici come quella trigeminale.
Ancora non è per tutti, ma è garantito solo ai casi più gravi. Siamo però già proiettati verso il futuro in quanto agli anti-Cgrp seguiranno presto gli anticorpi specifici per i Pacap (Pituitary adenylate cyclase-activating polypeptide), neuropeptidi ipofisari implicati anche nella cefalea a grappolo, il cui blocco recettoriale evita gli attacchi.
Nel frattempo, per i pazienti che non possono ancora accedere ai nuovi farmaci anti-Cgrp, c’è il trattamento elettronico sintomatico. Si tratta di un trattamento non farmacologico usato solo alla bisogna per mandare via il mal di testa. Vuol dire niente analgesici e niente effetti collaterali.

Il diadema indiano

Il primo studio con il microstimolatore Cefaly su pazienti cronici per trattare le singole crisi si è dimostrato efficace per quasi metà dei pazienti (44%).
Lo studio è stato condotto dal gruppo del dottor Fabio Frediani, direttore Uoc Neurologia e Strok unit, Centro cefalee dell’ospedale San Carlo Borromeo di Milano. Finora usato come una sorta di profilassi elettronica, il device Cefaly, che sembra un “diadema indiano” da applicare sulla fronte con una piccola ventosa, ha dimostrato che una singola microstimolazione toglie il mal di testa nel giro di un’ora, mantenendo l’effetto per tutto il giorno e, se occorre, la “microscarica”, impercettibile al paziente, si può ripetere ancora, senza approfittarne, e non c’è alcun effetto collaterale.
Il trattamento è disponibile in Italia, per una volta tanto prima degli Stati Uniti. Gli altri progressi scientifici sullo studio delle cefalee verranno resi pubblici tra il 23 e il 25 maggio a Stresa, in occasione del Congresso internazionale sul mal di testa “Stresa Headache 2019”, che richiamerà tutti i ricercatori del settore. Ma la strada imboccata sembra già segnata: togliere l’incubo a milioni di persone che soffrono di questa malattia, senza far incetta di farmaci spesso discussi.

Per chi vuol saperne di più nel nuovo numero in edicola o in digitale del Salvagente c’è un approfondimento sui metodi per contrastare il mal di testa.