Febbre del Nilo, 975 casi in un anno. L’Italia è il paese più colpito

Non si fermano i contagi  della febbre da virus del Nilo occidentale in Europa, causata da una zanzara, la Culex pipiens. Soltanto nella settimana precedente al 30 agosto in tutta europa si sono registrati 300 nuovi casi. E il paese Ue più colpito è l’Italia.

E’ un numero “insolitamente alto” secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), quello di casi di febbre del Nilo occidentale registrati quest’anno in Europa: ben 975, di cui 710 nell’Unione europea e 265 negli Stati vicini. Un aumento più che triplo rispetto all’anno scorso. L’Italia è il Paese che finora ha avuto il maggior numero di infezioni nell’uomo (327). A rilevarlo è il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) nel suo ultimo bollettino.
Dopo l’Italia, il maggior numero di infezioni si riscontra in Serbia (213), Grecia (147), Romania (117), Ungheria (96), seguiti a distanza da Israele (49), Francia (11), Austria (8), Croazia (3), Kosovo (3) e Slovenia (1). Rispetto all’intera stagione 2017, rilevano gli Ecdc, i casi complessivi sono aumentati di 3,4 volte rispetto al 2017. Le vittime sono state in totale 63, distribuite tra Serbia (21), Grecia (16), Italia (13), Romania (12) e Kosovo (1) e, rispetto ai sei anni precedenti, la proporzione dei casi mortali non è aumentata, rileva l’Ecdc.

Dall’inizio dell’estate i decessi a causa della malattia nel nostro paese sono decine. La febbre del Nilo, dunque, continua a preoccupare. Ma di cosa si tratta e come si affronta? Una scheda dell’Ospedale Bambino Gesù può essere utile.

COS’È LA FEBBRE DA VIRUS DEL NILO OCCIDENTALE

La febbre da virus del Nilo occidentale (WNV dall’inglese West Nile Virus) è una malattia emergente causata da un virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, genere Flavivirus. Nella maggior parte dei casi che presentano sintomi è responsabile di una malattia febbrile acuta con manifestazioni cutanee, nei casi più gravi si può presentare come un’encefalite o come una meningite.

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COME SI TRASMETTE 

Il West Nile Virus si trasmette principalmente attraverso la puntura delle zanzare (per lo più genere Culex pipiens). Il serbatoio principale è rappresentato da uccelli selvatici. L’uomo e altri mammiferi (ad esempio, i cavalli) sono ospiti casuali a fondo cieco (non sono cioè in grado di trasmettere la malattia se punti da una zanzara). Altre possibili vie di trasmissione comprendono la trasfusione di sangue e il trapianto di organi da donatori infetti. Raramente sono state segnalate infezioni congenite trasmesse dalla madre al feto e trasmissione attraverso il latte umano.

COME SI MANIFESTA 

L’incubazione della malattia varia da 2 a 14 giorni. Le infezioni da West Nile Virus sono asintomatiche nel 70% dei casi. Nei bambini, la malattia si presenta principalmente (67% dei casi) come con una forma lieve caratterizzata da febbre, mal di testa, eruzione cutanea, dolore muscolare o sintomi gastrointestinali. L’eruzione cutanea compare in circa il 50% dei pazienti, è tipicamente maculopapulare (zone di pelle arrossata con piccole lesioni rilevate rispetto al piano cutaneo). L’eruzione cutanea coinvolge petto, schiena e braccia e generalmente dura meno di 1 settimana. I sintomi acuti durano in genere da 3 a 10 giorni, ma possono durare più a lungo. Le forme che coinvolgono il sistema nervoso centrale (encefalite e meningite) si verificano nell’1% circa delle infezioni. L’encefalite è stata più comunemente segnalata nelle fasce di età più avanzata, mentre la meningite è più frequentemente descritta nei bambini. La meningite è solitamente associata a esiti clinici più favorevoli, sebbene possano verificarsi sequele a lungo termine. I bambini immunocompromessi sembrano essere a più alto rischio di sviluppare una malattia grave, anche se molti casi descritti in letteratura si sono verificati in bambini precedentemente sani. Una volta che il paziente guarisce, l’immunità dura per tutta la vita.

COME SI FA LA DIAGNOSI

Il sospetto diagnostico emerge dalla storia del paziente e dalla visita medica. La diagnosi  viene  confermata essenzialmente per mezzo di test di laboratorio su siero e su liquor per la ricerca di anticorpi IgM diretti contro il West Nile Virus . Questi anticorpi possono persistere per tempi anche molto lunghi nei soggetti malati (anche fino ad un anno), pertanto la positività a questi test può indicare non soltanto una infezione in atto ma anche una infezione pregressa. La comparsa di questi anticorpi o l’aumento di 4 volte del titolo anticorpale può essere utilizzato per diagnosticare un’infezione recente. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi possono risultare negativi pertanto è consigliabile ripetere l’esame a distanza di qualche giorno prima di escludere la malattia. In alternativa, la diagnosi può anche essere effettuata per mezzo di tecniche che permettono di identificare il genoma (RNA) del virus (PCR) su campioni di siero o liquor entro 7 giorni dall’inizio dei sintomi, tenendo conto che un numero limitato di virus permane in circolo per breve tempo.

COME SI CURA

Al momento non esistono trattamenti specifici per la malattia da West Nile. La terapia è di supporto (es. antipiretici, antidolorifici, infusione endovena di liquidi) ed è diretta ad alleviare i sintomi. Recenti segnalazioni in letteratura suggeriscono la possibile efficacia nel trattamento delle forme cliniche più gravi (meningite ed encefalite) con immunoglobuline specifiche anti – West Nile Virus.

COME SI PREVIENE

La prevenzione della malattia consiste nell’evitare la puntura delle zanzare (es. zanzariere, repellenti, vestiti coprenti e di colore chiaro). Non esistono al momento vaccini.