“Parla agli sconosciuti”, un pomeriggio choc su Omegle, la chat dei ragazzi

Quando eravamo piccoli, fra le raccomandazioni dei nostri genitori, la più gettonata era “non parlare agli sconosciuti”.

Tutto il contrario di quanto incita a fare Omegle (si pronuncia oh-meg-ull). “Talk to strangers!” è infatti lo slogan che appare a fianco al logo appena si arriva sul sito omegle.com, un invito a disobbedire a quell’insegnamento dei genitori che appare subito come una provocazione.

Se, anche voi come chi scrive, fino a poco tempo fa non sapevate dell’esistenza di questo sito, ecco due parole di presentazione: una chat anonima libera e accessibile a tutti, definita per questo l’antifacebook, fondata nel 2008 dall’allora diciottenne statunitense Leif K–Brooks, “un modo grandioso di incontrare nuovi amici” (secondo uno dei claim entusiastici dell’ideatore). Per utilizzarla non è necessario avere un app e si può accedere al sito anche con lo smartphone.

Quando si usa Omegle, si viene messi in contatto in maniera casuale con un’altra persona (che può avere qualsiasi età e provenire da qualsiasi parte del mondo) con cui si inizia un dialogo diretto. Omegle afferma che, per garantire la sicurezza degli utenti, la chat è anonima – a meno che non sia l’utente stesso a dichiarare la propria identità (cosa sconsigliata dal sito)– e può essere interrotta in qualsiasi momento. Inoltre sarebbe (il condizionale è d’obbligo) solo per adulti. Ma come vedremo più avanti, è ampiamente utilizzata anche da minorenni e sedicenti tali.

C’è anche un avvertimento messo lì, come se nulla fosse: è noto che gli adescatori usino Omegle, quindi state attenti.

Come funziona in pratica? Si entra senza bisogno di registrarsi, di utilizzare la propria mail o il proprio numero di telefono, in maniera totalmente anonima (la chat si autodistrugge una volta conclusa), e subito si inizia a chattare con uno “stranger”, un completo sconosciuto.

Due presentazioni e poi dritti al sodo

Ho fatto una prima prova, un pomeriggio di un giorno feriale, con circa 10.000 utenti collegati in quel momento, spacciandomi per una ragazzina di 15 anni. I primi scambi sono inevitabilmente sempre gli stessi: F o M (per indicare il genere) e un numero per indicare l’età.

Poi si passa a parlare del più e del meno, come se avessimo incontrato un tizio per strada o sull’autobus e avessimo voglia di scambiare due chiacchiere. Qualcuno si spinge anche a dichiarare la città di provenienza e il nome, che ovviamente possono essere falsi.

Dopo le due e tre frasi di rito (“F 15, ciao, come stai, che fai di bello?”), si va subito al sodo e si passa a domande del genere: “Che fai qui?, Ti va di divertirci?, Sei a letto?, Sei vestita?” che dovrebbero introdurre a quello che è il vero scopo per cui si entra in questo sito: fare sexting.

Solo in due, quando hanno letto che avevo 15 anni, mi hanno chiesto se avevo voglia di farlo lo stesso, senza specificare cosa intendessero con quel “farlo”, dando per scontato che sapessi di cosa si parlava. Gli altri hanno continuato a fare domande e a fornire risposte, sia chi dichiarava di essere poco più grande di me (17-18 anni) sia chi ne aveva 29 e oltre.

 

Va detto che alcuni adolescenti che accedono a questa chat lo fanno per divertirsi, per passare il tempo quando non hanno niente di meglio da fare, spesso in compagnia di uno o più amici, sparandole grosse su età, gusti (sessuali e non), tanto per prendere in giro lo “stranger” di turno e farsi due risate alle sue spalle. L’anonimato aiuta ad essere più audaci di quanto si sarebbe nella vita reale, con un interlocutore in carne ed ossa.

Parola d’ordine “sessaggiare”

Dopo le frasi introduttive, gli scambi diventano più espliciti e diretti, finendo in poco tempo per assumere toni e termini anche perversi. Si va dal “Posso baciarti?” al “Vorrei infilare la mano nelle tue mutandine” fino “a leccarti tutto il…”.

Ho fatto la prova spacciandomi più volte per un’adolescente; l’ho fatto a diverse ore del giorno e della notte, parlando sia in italiano che in inglese, trovando sempre qualcuno disposto a “sessaggiare”. I dialoghi nel mio caso erano spesso sbilanciati: da una parte lo stranger che incalza, portando subito la conversazione sul sesso e facendo richieste e avances; dall’altra io, la sedicente adolescente, che mi limito a rispondere a monosillabi, o con espressioni come “Eh? Ah, Ok, Tipo? Cioè? Che intendi?”, fingendo incertezza e curiosità.

Dopo essere arrivati al sodo (e qui la censura è d’obbligo su come procede la conversazione, sempre più esplicita), arriva spesso la richiesta di scambiarsi il telefono o la mail, di passare ad una chat privata per continuare, conoscersi meglio, scambiarsi foto e video e magari incontrarsi anche di persona.

Sesso passivo per essere apprezzati

Dietro c’è anche la forza del sesso passivo, quello che praticano molti adolescenti online, disposti a soddisfare le richieste di sesso virtuale dell’interlocutore di turno, perché si sentono apprezzati e amati fornendo quelle che vengono considerate prove d’amore. C’è chi si procura dei lividi, chi si fotografa in pose osé, chi si masturba seguendo i suggerimenti dello stranger, il tutto in chat o in diretta.

Qualsiasi meccanismo di difesa cade, anche di fronte alle richieste più assurde o lontane dal comune buon senso, che probabilmente mai asseconderebbero se si trovassero di fronte ad una persona reale. Credono all’età scritta dal loro interlocutore, a tutti i suoi complimenti, alle dichiarazioni d’amore, si lasciano incoraggiare, si sentono accettati per quello che sono, arrivano a fidarsi al punto di fornire informazioni private e dettagliate su se stessi e la loro vita.