Scuola, Save the Children: tempo pieno negato a 1 bambino su 2

La metà dei bambini in 8 regioni italiane non ha la possibilità di accedere alla mensa perché frequenta scuole (primarie e secondarie) dove non esiste il tempo pieno con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di dispersione e abbandono scolastico. A dirlo è un rapporto di Save the Children, (Non) Tutti a mensa, che per il quarto anno consecutivo fotografa il servizio di refezione scolastica in 45 città capoluogo. Sicilia, Puglia, Molise, Campania, Calabria, Abruzzo, Marche e Umbria sono le regioni dove la percentuale di bambini che non hanno accesso alla mensa supera il 50%, ma poco più giù ci sono regioni “blasonate” come il Lazio, il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana dove, rispettivamente, il 44,36%, il 41,61%, il 38,95% e il 32,88% delle scuole non prevede la mensa e, dunque, il tempo pieno. Sì perché, come spiega l’associazione, le due cose vanno di pari passo essendo pochissime le scuole che prevedono il “rientro” pomeridiano. Un vero e proprio problema di organizzazione per le famiglie in cui sono presenti entrambi i genitori lavoratori.

La mensa è un mezzo di inclusione scolastica

“La mensa, oltre a svolgere una funzione cruciale nell’educazione alimentare, rappresenta non solo un mezzo di inclusione e socializzazione fondamentale, ma anche uno strumento per combattere dispersione e indigenza. Non dimentichiamo che in Italia la povertà minorile è in costante aumento: è un dovere investire sul servizio di mensa scolastica, garantendo un pasto proteico al giorno a quel 5,7% di bambini che non ha altro modo di consumarlo” spiega Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa.

Le tariffe diseguali

Nei comuni monitorati le tariffe massime variano dai 2,30 euro (Catania) ai 7,28 (Ferrara), mentre quelle minime vanno da 0,30 (Palermo) a 6 euro (Rimini). Il risultato di questa disomogeneità è che, per esempio, la tariffa minima di Rimini (6) corrisponde quasi al triplo della tariffa massima prevista a Catania (2,30).
Una famiglia con un reddito annuale medio (ISEE 20.000 euro) pagherebbe una tariffa uguale o inferiore a 3 euro in 8 comuni, mentre in 13 sarebbe applicata loro una tariffa uguale o superiore a 5 euro. Un nucleo con reddito annuale basso (ISEE 5.000 euro) sarebbe esentato dal pagamento in 9 comuni, a Rimini, Bergamo, Modena e Reggio Emilia pagherebbe una tariffa superiore a 3 euro. In ogni caso 27 comuni lo esenterebbero in caso di segnalazione dei servizi sociali.