La (quasi) Perfect Pen di Attak

Tutti noi prima o poi ci imbattiamo in un’operazione di incollaggio… E quando abbiamo a che fare con adesivi cianoacrilici, l’impresa è quasi un duello. Certo non si rischia la vita ma l’eventualità di ritrovarsi con due dita incollate tra loro, oppure una mano attaccata al tavolo, o, ciò che è peggio, dovere sopportare l’umiliazione di recarsi al pronto soccorso, è cosa che desta una certa preoccupazione, sicché allestiamo il tavolo operatorio, indossiamo guanti, mascherina e occhiali e… l’intervento può avere inizio.

Confezione nuova, vecchi rifiuti

Loctite, con “Perfect Pen” della linea “Super Attak”, sembra venirci incontro, promettendo di dotarci di uno strumento affidabile, proprio per questo genere di situazione. Peccato che, aprendo il blister, subito scopriamo che si tratta solo di un nuovo e bel “vestito” per il classico tubetto di lamierino. Nulla da dire sull’effettiva innovazione dell’involucro, ma ciò è il presagio di un problema: terminato l’adesivo, oppure deteriorato dopo tempo di inutilizzo (ahinoi sovente accade…), il rifiuto è complesso e sovrabbondante… Dopo avere già a suo tempo gettato il blister col suo cartoncino, ci ritroviamo: tubetto con ciò che resta della sostanza adesiva, tappino inseparabile (perché incollato) di due componenti e, in più ora, due gusci di plastica “bicomponente” (due materiali stampati insieme); in altre parole, abbiamo un risultato forse migliore, dal punto di vista dell’operazione di incollaggio, ma produciamo più rifiuti, che sono fralaltro difficilmente differenziabili. E ancora una volta ci delude il fatto che non sia stata attuata una strategia di design ambientalmente consapevole, in questo caso mirante almeno al “refill”, ovvero la possibilità di acquisire lo strumento, potendolo ricaricare in tempi successivi, come si fa per esempio con le testine dei rasoi, risparmiando in questo modo molto materiale ed energia; purtroppo l’industria che applica i dettami del “life cycle design” (progettazione del ciclo di vita del prodotto) è ancora un’eccezione.

L’applicatore “a doppio pulsante”

Vediamo ora in dettaglio il nuovo applicatore. Come detto si tratta di un involucro costituito da due gusci; in realtà, assecondando convenienti strategie di “design per la fabbricazione”, la valva è unica, e assemblata su se stessa con delle “spine a interferenza”. La tecnologia di stampaggio a iniezione a due componenti, in “poliolefine”, delle quali una è “elastomerica” (flessibile), è stata impiegata perché, oltre che produrre l’unione automatica dei due materiali, permette, nel caso, di realizzare una sorta di doppio pulsante, in grado di comprimere l’adesivo nel tubetto, quindi dosandolo; il vantaggio deriverebbe dal fatto che, sia la conformazione dei pulsanti, che la controazione elastica, determinerebbero un maggiore controllo della pressione delle prime due dita della mano… Usiamo il condizionale perché il fatto che l’azione sia agevolata è discutibile (anche la pressione diretta sul tubetto può essere controllata); ci appare invece certamente vantaggiosa l’estensione longitudinale dell’utensile che, proprio come una penna, appare meglio conformato nell’interazione con la mano, risultando quindi più ergonomico.

Apertura facile

Il dispositivo viene attivato per la prima volta tramite l’avvitamento del doppio tappino, che perfora la membrana del serbatoio; successivamente è possibile il controsvitamento per l’apertura. Quest’ultimo “gruppo” appare molto ben progettato, sia dal punto di vista meccanico che ergonomico ed estetico, mentre nell’involucro, forse anche per effetto del polimero “glitterato” (brillantato), sono evidenti “affondamenti” nei punti di accoppiamento. 7€ circa e qualche rifiuto da gestire.